Sarebbe cosa banale intendere questo termine come criminalità organizzata o disorganizzata che sia. Io intendo come malavita una specie di mentalità che domina nella maggior parte degli individui e quindi della società intera.
Risulta solamente parziale quindi un intervento militare e di impatto contro queste forze “oscure” poiché non basta misurare la forza dello stato con quella dell’anti-stato o dell’ altro stato.
Sarebbe cosa opportuna intraprendere una battaglia culturale contro questo pensiero dominante che trova campo fertile specialmente nelle menti dei ragazzini che crescono con modelli sbagliati da imitare e divinizzare.
Il ruolo della politica e dello Stato a riguardo risulta essere fallimentare, perché dopo l’impatto militare e le sue conseguenze positive e negative è doveroso seminare nelle scuole, nelle strade, nelle famiglie.
Queste sono le tre istituzioni che servono ad in-formare l’individuo dalla nascita alla morte. Qualora una di queste risulti essere marcia ecco che viene meno tutto il sistema educativo.
E’ da questi tre baluardi che bisogna partire per costruire insieme un futuro che non abbia nel vocabolario termini come camorra o mafia.
E non parlo delle tante manifestazioni “per la legalità” che hanno un significato folkloristico e nulla più di questo anche perché in prima fila vediamo i criminali stessi che si prendono benissimo gioco e addirittura vengono ampliamente sponsorizzati e pubblicizzati da questi eventi.
La lotta alle mafie è una cosa seria e come tale deve investire tutti gli ambiti del sociale senza finalizzare il tutto alla lamentela o alla denuncia pubblica di qualche cavalcatore di tigri politicizzato e partiticizzato.
Il prototipo del giovane di oggi nelle nostre zone, facendo le dovute eccezioni, è purtroppo negativo. Con modelli presi da fiction diseducative e che non spiegano bene dove finiscono e dove iniziano le sfere del bene e del male e che finiscono con l’evidenziare la figura del cattivo come quella più affascinante e predominante.
La giustizia e la difesa sono due armi lecite ed essenziali per questa lotta intestina e lacerante ma se usate da sole sono fini a loro stesse e daranno risultati di breve periodo.
Se invece a queste due accostiamo anche l’educazione intesa come informazione dell’individuo vedremo che le mentalità distorte verranno finalmente raddrizzate e il ragazzo sarà in grado di risolvere il minimo bisticcio ricorrendo alla propria virtù e non facendo ricordo al signorotto di turno che gli assicura protezione in cambio di onorificenze.
Riusciremo a costruire un nuovo sud senza opporre fuoco a fuoco?
I camorristi non brillano certo di luce propria, siamo noi a legittimarli e la nostra debolezza che ci induce a chiamarli in causa.
Se ciascun individuo imparerà a vedere nel malavitoso non una istituzione ma il nemico da affrontare intellettualmente e da non imitare, vedremo che la malavita stessa sarà in pericolo poiché non troverà più quel consenso popolare sulla quale essa attualmente si poggia.
La lotta è soprattutto culturale e non c’è nemmeno bisogno di alzare la voce e di sventolare bandiere.
Ma purtroppo, cambiare la mentalità di un popolo è cosa impossibile, ed è Plutarco ad insegnarcelo. Questo però non deve indurci alla rassegnazione.
La società è marcia perché lo sono prima di tutto gli individui (che la formano).
La politica è marcia perché i rappresentanti del popolo sono legittimati dal popolo stesso a ricoprire quel ruolo. Non bisogna cambiare il sistema politico o il colore di una bandiera per vincere queste battaglie. Bisogna mutare la mentalità di ogni singolo individuo ed indirettamente accadrà per la società che altro non è che una sommatoria di Unici.
Claudio Landi




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