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domenica 27 dicembre 2009
NUOVO BLOG
Pubblicato da Claudio Landi a 20:35 1 commenti
domenica 25 ottobre 2009
Politica.pdl

I più acuti lettori saranno sicuramente portati ad intuire l'ironia di questo post che voglio far trasparire dal titolo stesso.
La politica in formato "pdl" come se fosse una formattazione telematica dell'agire politico che molte volte, accostandola al mero significato simbolico e industriale che un simbolo possa avere, ci spinge a discostarci dal sigificato strettamente politico e culturale che un partito deve possedere ex definitione e che non può mai permettersi di trascendere pena la perdita dell'egemonia quindi il suo successo nella società civile.
E' da poco iniziato il percorso della cosiddetta "Giovane Italia" e sono orgoglioso di esserne parte attiva nella mia provincia anche se il mio approccio alla militanza non è quello tipico del suddito bensì quello dell'eretico.
Mi piange il cuore quando denoto una difficoltà nella ricerca dei contenuti da affidare al sostrato ideale del partito che, al di là della fortissima leadership carismatica del Presidente, tardano a piantare le proprie radici relegando alla "volgare" sommatoria di voti e di tessere l'unica fonte di discussione e di dibattito.
Non sono il tipo che scappa via disgustato quando vede le cose che non vanno per il verso giusto, ma amo restareall' interno di un gruppo per tentare di modificare le cose anche se molte volte si rischia la "scomunica" causa il peccato di eresia.
Non trovo nulla di scandaloso nel criticare il mio stesso partito, bensì credo fermamente che questo rappresenti un incentivo alla crescita del dibattito interno e quindi della famigerata democrazia interna della quale aspetto inpaziente l'arrivo all'interno del movimento.
Non illudiamoci cari amici, c'è molto da lavorare e io mi son già rimboccato le maniche per fare il mio meglio. Il partito ora non è diverso dalla somma di An e Fi e noi dobbiamo fare in modo che il PdL si distacchi dai vecchi rancori e che possa camminare con le gambe di un partito finalmente nuovo che non si regga su equilibri pre-esistenti e che sia forte di un ricambio generazionale (di pensiero e non solo anagrafico) che possa metterlo al riparo da un invecchiamento e quindi una morte precoce.
Questo è l'obiettivo maggiore che si deve perseguire all'interno del movimento, come piace definirlo a Berlusconi, e le parole chiave non devono suonare solo come chiacchiere sulla bocca di persone che mirano soltanto al proprio interesse egoistico:
- Democrazia interna, mobilità interna e demolizione del verticismo personalistico.
- Apertura a tutti coloro che riconoscono la "signora Libertà" come un presupposto fondamentale per lo sviluppo del paese non richiudendoci nella logica sommatoria.
- Autonomia culturale e politica per il movimento giovanile nei confronti del Partito.
- Concentrare gli sforzi sulla Qualità e non soltanto sulla Quantità (tessere,percentuali,incarichi)
Claudio Landi
Pubblicato da Claudio Landi a 20:08 0 commenti
sabato 10 ottobre 2009
ITALIA FUTURA
Come un Messia, come un raggio in un cielo turbolento, come una anomalia imprevista ecco che, in uno dei periodi più difficili e critici della politica, balza fuori Italia Futura.
Il nome, a dir poco evocativo, parla per sè e più che una associazione è un progetto, un progetto di cambiamento e di innovazione che non passa attraverso gli oscuri corridoi di palazzo ma all'interno della società civile, tra la gente.
Non di destra nè di Sinistra nemmeno di Centro. Le categorie sono superate, oltrepassate da una visione proiettata al Futuro più prossimo. Futuro al quale ciascuno di noi, indipendentemente dal credo partitico, può dare un contributo. Futuro deel quale ciascuno di noi sarà protagonista ed artefice, non più spettatore!
Allego il video di presentazione del Presidente Luca Cordero di Montezemolo e quello dell'intervento del Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.
Un progetto al quale ho l'onore di aderire e al quale voglio dedicarmi per dare il mio contributo invitandovi a fare altrettanto.
Pubblicato da Claudio Landi a 02:08 1 commenti
giovedì 8 ottobre 2009
dalla parte del Popolo a quella della Corte
Al di là della legittimità del lodo che a parere di ciascun individuo risulta essere differente, vorrei soffermarmi su un punto in particolare che forse non è stato colto da tutti, impegnati a far chiasso nei programmi televsivi.
La sinistra, dapprima rapprsentante delle istanze del quarto stato, del proletaiato, delle classi oppresse e rivendicatrici di diritti, è passata dalla parte della Corte, delle lobby della giustizia e non solo, dalla parte dell oligarchie di professione come quella dei giornalisti e degli ordini professionali.
Si è passati quindi non "dalla pelle al cuore" come dice una celebre canzone di Venditti ma dal cuore alla pelle...dal popolo alla corte!
Questo passaggio ha sancito nettamente la sconfitta storica di una certa sinistra (se possiamo ancora definirla tale) che si è allontanata dalla sua missione storica lasciandola a chi veramente è forte del sostegno della gente e che veramente si adopera a favore del popolo cioè colui che nn può essere nominato, il cavaliere tanto odiato dai custodi della verità: Silvio Berlusconi.
Non voglio entrare nel merito delle questioni giudiziarie del Cav. anche perchè non posso, non essendo un giurista, commentare a riguardo. Però una cosa è certa e qui gli amici giustizionalisti devono rimanere coerenti ed annuire: la Costituzione (art.27) prevede che nessuno possa essere giudicato colpevole se non dopo sentenza definitiva. Andatelo a rivedere cari compagni e dimostrate di non voler usare le magistrature e la Costituzione solo a comodità vostra...
Uno spiraglio di garantismo nella nostra Carta che mira a tutelare chi viene repentinamente infangato ed umiliato in nome di sentenze di condanna di ultimo grado che non sono ancora avvenute.
Il Premier ha problemi con la giustizia e questo è sotto gli occhi di tutti, ma ora che non gode di una immunità speciale potremo finalmente renderci conto della sua estraneità ai fatti o della sua colpevolezza. Ma non saranno i giornali a dirlo, non saranno le trasmissioni televisive che ci danno dentro con satira ed insulti per alzare lo share, non lo diranno politici, lo diranno le aule di tribunale che sono le uniche chiamate ad eseguire tale compito in nome del Popolo sovrano e non di interessi di parte.
Fino ad ora diciamo che le battaglie si sono concluse sempre con una vittoria e con un pareggio (se vogliamo considerare pareggio o non-sconfitta una prescrizione) d'altra parte come fare a vincere una partita quando scadono i minuti di gioco?
Comunque dopo tutto ritengo che era prevedibile questa sentenza e che ora bisogni andar avanti per il paese e per gli italiani di certo non si potrà lasciare la gestione dello stato a dei ghigliottnai che in nome della giustizia estremizzata ed assolutizzata distinguono il mondo in Anti-Berlusconiani e Berlusconiani i primi degni di lode i secondi di infamia e vergogna.
E' legittimo però che si inizi già ad immaginare il dopo berlusconi, ma di questo mi occuperò nel prossimo articolo che vorrà metter in luce delle previsioni azzardate sul post-silvio...ma pur sempre ottimistiche.
Il messaggio di questo post è chiaro: la sinistra fu, in un passato sempre più remoto, portavoce delle istanze del popolo, ora lo ha abbandondato, trovando i suoi rappresentanti nelle cerchie olgarchich da palazzo che tutto sono fuorchè democratiche.
E non è un caso che fino adoggi abbiano perso tutte le battaglie politiche a base democratica, mentre ora si atteggiano a vittoriosi di una battaglia giocata tra 15 giudici dei quali la maggiorparte è politicizzata se non militante.
Torniamo a lavoro per il popolo!
Claudio Landi
Pubblicato da Claudio Landi a 15:31 5 commenti
lunedì 5 ottobre 2009
IL GOLPE
Pubblicato da Claudio Landi a 15:13 2 commenti
sabato 3 ottobre 2009
Libertà di Stampa #2

Al di là della manifestazione di oggi, che più che una manifestazione A FAVORE della libertà di stampa si è rivelata una manifestazione CONTRO Mediaset, Berlusconni e il Governo
l'ennesimo corteo Antiberlusconiano...inutile, come le altre che conferma la vena politica della sinistra sempre più CONTRO qualcosa e sempre meno A FAVORE di qualcosa, vorrei soffermarmi sui punti dove veramente viene a mancare la libertà di stampa.
Leggete con attenzione le seguenti norme:
ART. 46 – DIREZIONE DEI GIORNALI
Il direttore ed il vicedirettore responsabile di un giornale quotidiano o di un periodico o agenzia di stampa, di cui al primo comma dell’art. 34 devono essere iscritti nell’elenco dei giornalisti professionisti (o pubblicisti, in base alla sentenza n. 98/1968 della Corte costituzionale), salvo quanto stabilito nel successivo articolo 47. Per le altre pubblicazioni periodiche ed agenzie di stampa, il direttore ed il vicedirettore responsabile possono essere iscritti nell’elenco dei professionisti oppure in quello dei pubblicisti, salvo la disposizione dell’articolo 28 per le riviste a carattere tecnico, professionale o scientifico.
ART. 47 – DIREZIONE AFFIDATA A PERSONE NON ISCRITTE ALL’ALBO
La direzione di un giornale quotidiano o di altra pubblicazione periodica, che siano organi di partiti o movimenti politici o di organizzazioni sindacali, può essere affidata a persona non iscritta all’Albo dei giornalisti.
In pratica un giovane con molte idee innovative che gli si confondono nel cervello che non sia un pubblicista e non faccia parte di alcuna lobby oligarchica di settore, non può accedere a quelle categorie prescelte per la fondazione e la direzione di un giornale periodico, a meno che non sia presente nell'organigramma di qualche partito e non possa, tramite esso, ottenere finanziamenti statali.
Questa è negazione della libertà di stampa! per non parlare del costo eccessivo per la creazione di un quotidiano e le pratiche burocratiche asfissianti che ne rendono difficoltosa la pubblicazione. Non solo, a questo si va ad aggiungere il riconoscimento in tribunale e l'atto notarile che ne permettono la messa in regola.
Secondo voi una associazione di giovani studenti, che vuole dire la propria sull'attualità e commentare liberamente gli avvenimenti di ogni giorno oppure dare sfogo alle proprie conoscenze culturali esibendo il proprio talento, può fondare una testata giornalistica autonomamente e liberamente, senza ricorrere a logiche partitiche oppure a difficoltà finanziarie insormontabili?
Io credo di no, o meglio, c'è bisogno di una raccolta fondi monumentale per partire, e poi per sopravvivere devi affidarti alle vendite. Non come i giornali di partito che dormono sugli allori grazie ai fondi statali. Spero, come già fu annunciato, che questi ausilii statali vengano eliminati, spronando anche i giornali alla concorrenza economica, migliorerebbero sicuramente i contenuti e le spese dello stato diminuirebbero senza alcun dubbio.
Auspico una apertura totale alla concorrenza nel settore giornalistico senza barriere all' entrata e all'uscita, un pò come accade on-line, e dove solo chi è innovativo ed originale riesce a sopravvivere al mercato.
Questa può essere anche letta come risposta a chi vuole monopolizzare il settore giornalistico e televisivo temendo i principi della concorrenza che, se fossero rispettati, li inghiottirebbero e con loro le idee retrò che caratterizzano questa specie di "sinistra anomala" italiana.
In breve: E' Meglio che i mostri sacri del giornalismo vengano schiacciati dalla concorrenza che i giovani, portatori di idee innovative, oppressi dalla burocrazia!
W la libertà di Informazione!
Claudio Landi
Pubblicato da Claudio Landi a 18:46 0 commenti
Libertà di Stampa, ok! ma quale?
Cosa intendono i signori della "sinistra" italiana per Libertà di Stampa? A primo acchito sembrerebbe che questi scendano da un pianeta alieno oppure provengano da uno stato autoritario o totalitario dove veramente, provate a chiedere ad un iraniano, la gente è imbavagliata e non "intravagliata" come qui in italia.
Anche io, in quanto liberale, sono favorevole alla libertà di stampa e non nascondo che, se non fosse stata una cosa politicizzata, sarei sceso anche io in piazza. Ma generalizzare ed estremizzare questo concetto di libertà di stampa e di informazione è sbagliato. Prima di tutto perchè in Italia la libertà di stampa c'è e la si può misurare come e quando si vuole, basti vedere con quanta libertà di espressione ogni istante di gettano palate di merda sull'esecutivo e i suoi sostenitori da programmi che trovano anche nel minimo capello una occasione giusta da non perdere per attaccare il Governo, facendoci denotare la loro mancanza di argomenti autorevoli a riguardo.
Ha ragione la Palombelli quando ieri su La7 (altro esempio di libertà di stampa non certo a destra) sottolineava il fatto che in quanto giornalista lei ha sempre attaccato uomini politici riguardo le loro scelte meramente politiche e non riguardo faccende personali che non riguardano e non devono riguardare l'opinione pubblica.
Se vogliamo, inoltre, parlare di libertà di stampa nel vero senso della parola, dobbiamo andare a studiare un pò la storia della nostra amata Televisione che prima che il mercato venisse finalmente aperto a imprese private prevedeva il Monopolio Statale che tutto era fuorchè liberale riguardo l'informazione.
Una TV monopolizzata che informava il cittadino con la sua unica rete il suo unico tg il suo unico palinsesto.
Su questo piano allora il signor Silvio Berlusconi, che ha introdotto la sua azienda privata nel mercato televisivo aprendo alla concorrenza, è un grande esempio di Libertà di Stampa proprio per aver favorito la pluralità e la CONCORRENZA in un mercato prima oggetto di Monopolio di stato.
Ma il monopolio faceva comodo ai signori cattocomunisti che han governato per decenni e che ora piangono sulle macerie di una sinistra in via di estinzione.
E' palese che questi non hanno argomenti sui quali appendersi e, proprio per non far sentire solo il suo, sempre più piccolo elettorato, fanno uscire dal cilindro questa trovata della Libertà di Stampa che risulta essere una bandiera alquanto astratta e poco tangibile come problema in italia che davvero nessuno dei manifestanti ha abbastanza argomenti a riguardo se non i soliti "berlusconi puttaniere, mafioso, ladro etc..."
Breve: Prima ai nostri amici cattocomunisti faceva comodo il monopolio sulla tv ed ora che non sono in grado di reggere il peso della concorrenza cercano di fare propria la bandiera della libertà che a tutti appartiene tranne che a loro...
E' quindi ridicolo parlare di mancanza di Libertà di espressione ed informazione in un paese dove perfino nelle reti Mediaset della famiglia Berlusconi vanno in onda programmi satirici e non, molto seguiti e rinomati, che attaccano e sminuiscono la figura del Presidente.
Amici di sinistra, riappropriatevi delle vostre bandiere e state vicino a chi veramente ha bisogno di una sinitra popolare e operaia. I tempi di crisi dovrebbero essere oro per i vostri programmi ed invece siete sempre più giù nei sondaggi. La vostra è una crisi di identità senza precedenti e senza via di uscita.
Continuate pure ad urlare e a dimenarvi. Dovremmo protestare noi per la troppa TV di sinitra e non il contrario...
w la vera libertà di stampa!
Claudio Landi
Pubblicato da Claudio Landi a 14:24 0 commenti
domenica 27 settembre 2009
Ma la cultura deve essere "eretica"

di Gianfranco Fini
Il mondo della politica e il mondo dell’intellighenzia sono meno distanti che in passato. E ciò sia in positivo che in negativo. Ci può essere infatti un avvicinamento che porta all’omologazione e alla confusione dei ruoli. Ce ne può essere un altro che si svolga invece, senza reciproche invasioni di campo, sui piani dell’etica civile e della cultura.
Parlando di avvicinamento non intendo naturalmente dire che il tasso di polemiche sia basso o che dai maitres à penser non vengano più critiche o addirittura invettive contro gli esponenti della classe dirigente. Intendo che, a ben vedere, la critica non è, di per sé, un segno di distanza ideale e culturale.
In alcuni casi l’intellettuale che polemizza con il politico non ragiona secondo categorie diverse, non offre un punto di vista totalmente “altro” –visionario, utopico, profetico o eticamente intransigente, come avveniva in passato –, ma presenta, semplicemente, un altro punto di vista politico. In questi casi, la polemica politico-culturale appare una prosecuzione o una variante della dialettica politica in senso stretto.
In altri casi – e sono a mio giudizio i più interessanti – la critica dell’intellettuale punta a richiamare partiti e istituzioni al senso di responsabilità verso il Paese, denunciando i possibili ritardi della proposta politica e la sua eventuale lontananza dall’evoluzione sociale. In tali casi, normalmente, la critica è accompagnata dalla proposta. La convergenza almeno tendenziale tra queste due sfere dovrebbe sgombrare il campo da una serie di stereotipi, come quello che assegna all’intellettuale il ruolo dell’ “idealista” e al politico quello del “realista”. Al primo spetterebbe il compito di disegnare la “Città del Sole”, gonfiando i cuori e incendiando le menti. Al secondo quello di conquistare e mantenere il potere, curando il bene comune attraverso un’arida realpolitik. Le cose stanno diversamente, o almeno così dovrebbe essere. Perché ritengo che la politica abbia il dovere di guardare oltre il contingente, pur nella considerazione che ad essa spetta l’ingrato compito di trovare quotidianamente il faticoso equilibrio tra la limitatezza delle risorse, da un lato, e la grandezza degli obiettivi, dall’altro. Ma una politica che non lavori a un progetto complessivo per la società non preparerebbe il futuro né per se stessa né per il Paese.
I presupposti per riuscirci ci sono perché non viviamo in un’epoca di ideologie contrapposte, quanto piuttosto di progetti e interessi diversi. Le differenze valoriali appaiono più differenze di sensibilità e di accenti che veri e propri conflitti su diversi sistemi morali che danno vita a diversi sistemi sociali.
Il rapporto tra intellettuali e politica si può svolgere oggi nel segno di un mutuo arricchimento e di una comune crescita. Sono d’accordo con il presidente Violante quando rileva che i partiti hanno bisogno di riprendere una relazione continuativa e permanente con gli intellettuali. Occorre moltiplicare i luoghi di incontro, dibattito ed elaborazione. Una risposta concreta è costituita dalla nascita e dall’affermazione, negli ultimi anni, di diverse fondazioni, sia sul fronte del centrodestra sia su quello del centrosinistra: sono un fenomeno nuovo e di grande rilievo, sia per la politica sia per la cultura del nostro Paese, rappresentando un segno di modernità e di evoluzione. Tra i loro scopi principali c’è quello di riportare le idee nella politica e quello di collegare i partiti stessi con le tendenze che fermentano nella parte più dinamica della nostra società. Sono anche luoghi di confronto sereno e costruttivo tra diverse aree. Le varie esperienze di collaborazione tra queste istituzioni culturali sono espressione di una più matura civiltà politica offrendo un modello alternativo a quell’ “ordalia permanente” spesso enfatizzata dai media. Un’altra positiva novità delle fondazioni sta nella loro libertà di ricerca e di discussione. In questo rappresentano un’esperienza che si distacca dai modelli culturali del Novecento. Qui il discorso si allarga necessariamente al più generale rapporto tra intellettuali e politica. Sono avvenute notevoli trasformazioni rispetto al passato: se nel ’900 il politico tendeva a chiedere all’uomo di cultura l’ “ortodossia”, oggi tende viceversa a chiedere l’ “eresia”. Non chiede quindi certezze, ma dubbi. Non rassicurazioni, ma inquietudini. Tale mutamento fatica però ancora a essere compreso (non solo dai politici, ma dagli stessi intellettuali) in tutta la sua enorme potenzialità.
I motivi di queste difficoltà sono diversi. Innanzi tutto c’è il retaggio storico di un rapporto spesso sofferto. Negli anni passati, s’è molto discusso sul fatto che la sinistra, e in particolare il Pci, abbia esercitato una sorta di egemonia sul mondo della cultura dal dopoguerra fino agli anni Ottanta, al punto, come hanno scritto taluni autori, da condizionare il senso comune degli italiani. Non intendo riaprire la discussione. Credo però che tale esperienza storica vada oggi analizzata con serenità e senza acrimonia, per quello che ha rappresentato realmente – nel bene e nel male – per la società e per la cultura del nostro Paese.
L’argomento non va affrontato in una ottica di centrodestra, con lo spirito del revanscismo ideologico e con l’orologio fermo a trent’anni fa. L’obiettivo deve semmai essere quello di ricostruire la storia delle idee come pensiero nazionale e cultura italiana. Non ha senso rileggerla come una storia di destra o come una storia di sinistra.
Del resto, parlando di “egemonie” e di “intellettuali organici”, vorrei notare come si possano spesso incontrare sorprese. Mi viene in mente una stimolante provocazione di Giacomo Marramao di qualche anno fa, quando notò che l’idea dell’organizzazione degli intellettuali era stata ispirata al Pci dall’esperienza di Gentile e di Bottai. È un fatto comunque che nel nostro Paese gli intellettuali fortemente politicizzati sono stati numerosi, non solo nel mondo delle lettere, ma anche in quello dell’arte e del cinema.
La loro critica non è stata rivolta solo contro il sistema di governo e il sistema sociale. È stata anche la rivendicazione di un’autonomia nei confronti delle ideologie e dei partiti. Se ci sono stati “intellettuali organici”, ci sono state anche numerose voci fuori dal coro, oppure eretiche e corsare. Pensiamo a Sciascia, Vittorini, Silone, Pasolini, oppure, su un altro versante, i Prezzolini, i Longanesi, i Guareschi, i Berto. Il nostro Paese è stato attraversato da molte intelligenze inquiete e nomadi che hanno cambiato, anche radicalmente, le loro opzioni politiche. Penso a figure come Curzio Malaparte o Ugo Spirito. E non dobbiamo certo dimenticare personaggi che hanno esercitato un alto magistero intellettuale e morale, a partire da Gaetano Salvemini, Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Arturo Carlo Jemolo, Norberto Bobbio.
Più in generale, dobbiamo osservare che non sono stati infrequenti i casi di uomini di cultura che hanno deciso di impegnarsi direttamente in politica con senso dello Stato e spirito di servizio verso la comunità nazionale. Non è privo di significato che oggi svolgiamo questo dibattito in omaggio alla figura di Ugo Spagnoli, che ha saputo egregiamente coniugare l’impegno intellettuale con quello politico e istituzionale. Non c’è però dubbio che le idee dei grandi intellettuali del passato siano state elaborate in una condizione storica molto distante da quella odierna, nella quale i soggetti politici tendono a condividere i valori di fondo della società. Si confrontano certo diverse idee del Paese, ma sono ben altra cosa rispetto alle antitetiche visioni del mondo del passato. Anche questo dato però non è riconosciuto da tutti. Alcuni intellettuali sembrano rimpiangere gli “ideali forti e le passioni potenti” di una volta. Di qui anche l’accusa rivolta ai politici di aver abbandonato le identità politiche e le ispirazioni ideali per inseguire pragmatismo e spirito di compromesso.
In questi casi ci troviamo di fronte a una curiosa metamorfosi: l’intellettuale che si propone custode di un’ “ortodossia” che non c’è più si pone in retroguardia rispetto al processo storico. La prospettiva si è decisamente ribaltata, dal momento che in passato il politico era tendenzialmente un conservatore e l’intellettuale tendenzialmente un innovatore. Il fenomeno è probabilmente l’effetto di uno smarrimento ideale e culturale per la dissoluzione dei “pensieri forti” del Novecento. Lo smarrimento può consistere soprattutto nel fatto che l’intellettuale ha la percezione di aver perso quella sorta di funzione “sacerdotale” che svolgeva nei decenni più aspri del secolo passato. Non a caso, gli intellettuali sono stati anche definiti “chierici”, come dal celebre pamphlet di Julien Benda, che nel 1927, con Le Trahison des Clercs, lanciò un’invettiva contro scrittori e pensatori francesi accusandoli di non svolgere a sufficienza la loro funzione di coscienza critica della società e di argine morale contro quella che egli riteneva fosse l’invadenza e il cinismo del potere.
La funzione “sacerdotale” si è spesso svolta in binomio con l’espressione di una forte critica verso il mondo. «L’intellettuale – ha scritto Wolf Lepenies – è cronicamente scontento, egli soffre per lo stato del mondo. Il suo mestiere è il lamento». Intendiamoci, le critiche degli intellettuali sono necessarie al progresso della società. Però assai meno produttive appaiono le pose, le forzature e le espressioni di cultura-spettacolo.
Esiste poi, nella storia, un altro modello di intellettuale. Pensiamo, tra le figure più significative, a Raymond Aron. Nel suo pamphlet L’oppio degli intellettuali si scagliò contro lo stereotipo dello scrittore engagé, accusandolo di essere feroce con i limiti della democrazia ma indulgente con i crimini del totalitarismo.
Aron polemizzò a lungo con Sartre. Fu una disputa lunga e aspra, che ha segnato a lungo il dibattito delle idee del Novecento (non solo in Francia), prefigurando due diversi modelli di “impegno”. L’intellettuale che aderiva al modello rivoluzionario era dedito a delineare un’alternativa al capitalismo e alla democrazia liberale sulla base di valori assoluti e di certezze granitiche. L’altro tipo di intellettuale, seguendo invece l’insegnamento di Tocqueville, Montesquieu, Constant, Weber, cercava di elaborare teorie utili a capire e a migliorare il mondo sulla base dell’esperienza concreta e della lezione di fatti. «Non può essere liberale –scriveva Aron – chi crede in un legame forte tra la decisione politica e la Verità. Se esistesse, non avrebbero senso la democrazia e il liberalismo».
Va da sé che, nella temperie storica e spirituale del Novecento, l’intellettuale utopista e rivoluzionario risultava normalmente più popolare di quello liberale o riformista. E ciò in virtù della sua capacità di suscitare passioni e immaginazioni. Era proprio la critica radicale al sistema sociale e l’invettiva permanente contro il potere politico a circondare il pensatore che se ne faceva portatore di una sorta di aura religiosa. È sintomatico che uno degli slogan dei sessantottini francesi fosse: «Meglio avere torto con Sartre che ragione con Aron». Oggi il mutato clima storico consente possibilità di dialogo e di crescita che erano ignote al tempo delle idee blindate dentro i fortilizi dell’ideologia. Vorrei tornare in conclusione alla mia affermazione iniziale: oggi le distanze tra intellettuali e politica si sono accorciate. L’importante è stabilire che cosa intendiamo per politica e che cosa intendiamo per cultura. Una politica che si ponga al servizio della società con spirito innovatore e lungimirante non può che avere bisogno della cultura. Questo tipo di politica deve favorire lo sviluppo dell’attività di ricerca degli intellettuali, valutandone attentamente e recependone liberamente le proposte e i suggerimenti. Per questo i partiti devono ristabilire un dialogo fecondo con gli uomini di cultura. Per migliorare le idee della politica. Ma per migliorare soprattutto le idee sulla politica.
Relazione al Convegno“Forme e crisi del rapporto tra intellettuali e politica” 26 settembre 2009 - Università di Torino
Pubblicato da Claudio Landi a 20:42 2 commenti
sabato 26 settembre 2009
Un nuovo look per l'Agorà
Per qualcuni sarà più bello per altri sarà meno bello del vecchio, ma il desiderio di innovazione passa anche dalla grafica ed anche dal mio blog.
Non è stato facile distaccarsi dalla vecchia grafica perchè permane in me una vena nostalgica che mi induce ad affezzionarmi dell'esistente esitando a modificarlo.
Stavolta, come altre volte, ho prevalso sulla nostalgia ed ho modificato il template del mio blog anche un pò per cambiare aria e rendere meno stancante la lettura con una versione più luminosa e meno cupa.
Questa scelta è stata però fatta dalla necessità di avere tre colonne dove una verrà utilizzata per i link e i loghi dei siti amici.
Spero troverete questo nuovo design accogliente per le vostre letture.
Grazie
Claudio Landi
Pubblicato da Claudio Landi a 15:27 0 commenti
giovedì 24 settembre 2009
Gheddafi: Una Lezione di Democrazia...
Una vera e propria lezione di democrazia quella che ieri al congresso delle Nazioni Unite ha tenuto il Leader Libico Gheddafi.
Fuori da ogni pregiudizio ideologico ho ascoltato con attenzione le parole dello sceicco e devo ammettere, cari lettori, che mi hanno stupito, e non poco.
Parla veementemente per un’ora e trentacinque minuti a fronte dei quindici previsti per ogni intervento, mette in risalto i limiti della Carta fondamentale al punto da simulare il gesto di strapparla.
“Il Consiglio di Sicurezza non deve essere chiamato tale, è un Consiglio Terroristico” asserisce Gheddafi “E’ inimmaginabile che a decidere sia il consiglio di sicurezza e non l’assemblea generale, non è possibile che tutti i paesi del mondo debbano sottostare alle decisioni di una oligarchia terroristica capitanata dai paesi più ricchi ed influenti”. Sempre con tono rivoluzionario continua “E’ il momento di invertire la rotta, sarà l’assemblea generale a dettare legge e non il consiglio di sicurezza, noi dobbiamo diventare l’organo legislativo del Mondo e non lo Speaker Corner di Hyde park dove gli oratori arrivano, salgono sul palco trionfanti, parlano e se ne vanno…Ogni Confederazione di stati deve avere un membro con diritto di veto, e questo o è facoltà di tutti o di nessuno, non può essere un’arma dei soli paesi principali”.
Sulla stessa scia continua tessendo l’elogio di Barack Obama - che definisce “un raggio di luce nel buio” - e di Silvio Berlusconi che proprio con lo sceicco ha rinnegato quella che nel primo novecento fu la campagna di conquista in Libia ed ora costruisce strade, ferrovie ed ospedali per l’allora “Scatolone di Sabbia” e che ora è uno dei più preziosi punti di riferimento per il traffico petrolifero.
Sintetizzato al massimo il lungo discorso del dittatore Libico è doveroso spendere una considerazione finale a riguardo chiedendomi, chiedendovi, se sia mai possibile che noi, i tanto decantati esportatori della Democrazia [pratica finalmente criticata da Obama], dobbiamo ricevere lezioni di Democrazia dal leader dell’ Unione Africana ; se fossero questi i nuovi scenari del XXI secolo?
Io , per il momento non posso che dirmi stupito e colto di sorpresa da un intervento del genere, che però considero fondamentale e liberatorio per una politica internazionale da salotto che deve cessare il suo compito di passerella dei paesi industrializzati, dando finalmente voce a quei continenti in via di sviluppo che stanno iniziando a pensare e, come abbiamo testato ieri, a parlare e a dettare legge…
Claudio Landi
Pubblicato da Claudio Landi a 13:56 8 commenti
martedì 22 settembre 2009
Articolo in materia di : FEDERALISMO FISCALE

Federalismo fiscale? Niente paura, ecco l'articolo della nostra Costituzione che lo legittima.
e se non siete contenti andate a dare un'occhiata al ddl 1117-B cliccando qui http://parlamento.openpolis.it/atto/documento/id/25117 .
Credo che la scelta di passare al sistema fiscale Federalista sia stata dettata dalla voglia di uscire fuori da una economia centralizzata retrò tipica dell' unione Sovietica e dei regimi Comunisti che non lasciano spazio a nulla se non allo strapotere dello Stato e della Burocrazia asfissiante che tendono a pianificare l'economia, mortificandola.
Ora siamo più vicini ad un modello economico che si rifà addirittura a quello della gloriosa Repubblica Romana, sempre tollerante e rispettosa verso le diversità e le autonomie delle realtà locali e territoriali.
Non a caso i più grandi paesi industrializzati si sono rifatti a questo modello non solo economicamente ma anche politicamente e tra questi annovero gli U.S.A.
Siamo un paese caratterizzato dalle diversità a livello locale e nessuna regione in italia ha le stesse esigenze dell'altra. Risulta doveroso quindi andare incontro a queste realtà territoriali lasciando loro autonomia finanziaria liberandole dal gravoso peso dell'assistenzialismo centralizzato.
D'altra parte anche Antonio Rosmini, uno dei più grandi pensatori dell'Italia preunitaria, lo aveva ideato. Ma la sua analisi rimase nel buio, oscurata dalla presa di posizione di Cavour che estesa a tutta la penisola l'ordinamento giuridico Piemontese creando disagi nelle zone in cui questo Statuto non trovava riscontro alcuno, imponendo un sistema statale Centralizzato e distante dalla società civile, specie quella del Sud.
Art. 119 COSTITUZIONE ITALIANA
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.
La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.
Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato.
Possono ricorrere all'indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E' esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.
Claudio Landi
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sabato 19 settembre 2009
Lettera al blog di Francesco Arpino
Pubblico sul blog la lettara invitatami dall' amico Francesco Arpino ex presidente di Azione Giovani Mondragone già candidato al consiglio comunale alle scorse amministrative del nostro paese.
Caro Claudio, spero di non essere troppo invadente nell’usare il tuo blog per riaffacciarmi, da semplice cittadino, alla politica. L’intenzione che ho è chiarire agli “amici politicanti” la mia posizione rispetto ad alcune ripetute chiacchiere paesane che riguardano me e alcune persone che mi hanno accompagnato nell’avventura politica giunta al termine con le ultime elezioni comunali. Spero vivamente che mi darai questa opportunità. Non è un caso che ho scelto te come interlocutore: ti reputo un ragazzo intelligente e, soprattutto, una persona equilibrata. Era da molto tempo che non ci confrontavamo però ultimamente abbiamo avuto questa possibilità. Mi sono accorto del notevole cambiamento delle tue idee rispetto al passato e soprattutto mi sono reso conto di quanto esse siano diverse rispetto alle mie. Sentivo questo bisogno di esprimermi anche perché, come tu ben sai, non è affatto mia abitudine restare troppo tempo ad osservare gli eventi che, inesorabili, ci superano. Ritengo questo il momento più adatto a parlare visto l’attuale stato vegetativo della politica cittadina.
Mentre scrivo ho davanti agli occhi i ricordi ben chiari di un tempo che a me ormai sembra lontanissimo; un tempo in cui, insieme a pochi amici, riuscimmo a far nascere e crescere con grande umiltà un gruppo di persone senza interessi avente lo scopo principale di contribuire a migliorare il futuro della nostra Città. La convinzione che quel gruppo è ancora oggi stimato mi è data dalle lusinghe che puntualmente ricevo da storici personaggi politici paesani: “se vuoi c’è un partito a disposizione”, dice uno; “se vuoi facciamo una corrente insieme nel partito” dice l’altro; pertanto non sono false le voci che girano, te ne sto dando conferma io stesso, ma ciò che è falsa è la certezza che molti usano nel parlare di me pensando di conoscermi. In realtà non mi hanno mai conosciuto abbastanza!
Vorrei chiarire che se posso rifiutare proposte che per altri potrebbero essere allettanti è dovuto a due motivi fondamentali:
-fortunatamente non ho bisogno della politica per vivere!
-chi ritiene di essere la storia politica di Mondragone non ha ancora capito che, pur vantando ancora consensi, ha fatto, fa e, ne sono certo, farà ancora la solita politica con la “p” minuscola; la politica del consenso inteso come mucchio di voti e non considerando il senso nobile della parola.
Personalmente mi ritengo molto avanti e non vedo nel panorama politico nazionale né politici né partiti che sono in grado di rappresentarmi. Già i partiti. Cosa sono oggi i partiti? Penso subito a quella che è stata la mia casa per anni: Alleanza Nazionale. Sorrido perché oggi, ragionando a mente fredda, condivido la linea di chi mi diceva “non è un partito e se lo è, è un falso partito!”.
In effetti è vero, era molto più democratico il “vecchio” Movimento Sociale Italiano in cui almeno c’era la libertà dei congressi e, da ciò che mi è stato raccontato, pure se a volte si finiva con scontri abbastanza duri, almeno ci si confrontava su tante posizioni. Alleanza Nazionale: un partito annientato da un uomo che ha deciso per tutti e ha pensato bene di sacrificarlo in cambio di qualche poltrona per i propri fedelissimi e di una personale “poltronissima” da Presidente della Camera. Come i migliori trasformisti ha praticamente cancellato una storia per iniziarne un’altra con il PDL. Che poi cos’è sto PDL? Un movimento politico, un partito, un’idea di un uomo, un “insieme di più anime”. Cos’è? Se, come sostengono in molti, il PDL è un insieme di tante anime bisogna riflettere perché mi sa che sono troppe (ex fascisti, ex alleanzini, ex socialisti, ex repubblicani, ex democristiani, ex radicali etc. etc.); se invece è un’idea di un solo uomo bisogna riflettere molto di più perché sarebbe il pericoloso e volgare risultato di una politica umiliata e umiliante.
Certo è che le prime due ipotesi che ho fatto vanno scartate poiché il Popolo della Libertà tutto sembra essere tranne che un partito o un movimento politico! Comunque il centro del problema è indubbiamente un altro: tanta gente si identifica in un simbolo che non è! Tanta gente si rispecchia in uomini che amano chiudersi in logge massoniche e, dicendo che proveranno a fare di tutto per risolvere i miei e i tuoi problemi, ci continuano a illudere estorcendo uno stipendio che non è per niente dovuto! Non ci siamo. Non abbiamo capito niente, o fingiamo di non capire o quando stiamo per capire ci troviamo “democraticamente” e “liberamente” persuasi da un’informazione che in Italia non esiste. Un’informazione che ha abituato gli italiani a considerare solo due parti politiche che dovrebbero rappresentare quel bipolarismo da tutti decantato; il risultato è che ci dimentichiamo di tante piccole realtà politiche in cui forse albergano il miglior spirito e i migliori valori. Piccole realtà in cui tanti cittadini si vorrebbero o potrebbero rispecchiare e non possono o, inconsciamente, non vogliono. Non è vietato votare i piccoli partiti ma il bombardamento mediatico e la legge elettorale ci obbligano inevitabilmente a pensare che i migliori, i puri, i salvatori della patria stanno là: PD o PDL.
Ci lamentavamo della frammentazione e inneggiavamo al bipolarismo perfetto ma allo stesso tempo non ci siamo resi conto che abbiamo portato alla ribalta una formazione come la Lega Nord che, a mio modesto parere, poco o nulla ha a che vedere con la vera politica. Un partito che, ancora oggi sventolando la bandiera della secessione del Nord Italia dal Sud, grazie alla scomparsa di piccole realtà garanti della democrazia e della libertà, ha triplicato i propri consensi e continua da anni a ricattare e condizionare la vita politica italiana. Un Governo ricattato e condizionato è libero e democratico?
Amo ricordare che libero non è chi esercita i propri diritti trascurando i propri doveri, ma libero è chi ha sempre esercitato e continua ad esercitare i propri doveri e, vedendosi negare o limitare i propri diritti, reagisce lottando per la propria libertà. A me sembra che con il passare del tempo i nostri diritti vengono limitati sempre di più eppure la stragrande maggioranza dei cittadini italiani non reagisce. La mia spiegazione a tutto ciò è semplice: noi subiamo un condizionamento mediatico che non ha eguali nel mondo. Quando alla limitazione dei diritti ci si abbina una forte influenza dell’informazione non resta al cittadino, ormai intontito, credere a ciò che gli dicono e continuare, come sempre, a esercitare i propri doveri e a diventare un semplice schiavo del potere.
Sarei patetico nel dire che gli italiani vivono in una dittatura ma sono certo, e spero converrai con me, nel dire che viviamo in una “falsa democrazia” e in una “falsa libertà”. Basta fare un piccolissimo esempio citando la legge che ormai è passata alla storia, com’è giusto che sia, con il nomignolo di “porcata”. Era la bandiera della campagna elettorale delle elezioni politiche: “chiunque sarà eletto, destra o sinistra che sia, dovrà necessariamente modificare la legge elettorale perché è un taglio ai diritti dei cittadini italiani”. Questo lo diceva la sinistra e lo diceva ancor più la destra ma poi, come si usa dire dalle nostre parti, passato il Santo è passata anche la festa. Ma si, ormai sono passate le elezioni e va bene a tutti i politici questa vera e propria truffa nei confronti degli italiani; nessuno ne parla più né in televisione né sui giornali poichè è un buon motivo per continuare a non far scegliere chi deve governarci e soprattutto è un buon motivo per far eleggere veline, avvocati, amici e amici degli amici. Io mi chiedo: siamo in democrazia se il Parlamento non è rappresentativo della volontà degli elettori? Siamo in democrazia se il Parlamento non svolge liberamente e con efficienza la sua funzione legislativa? Siamo veramente liberi se il Parlamento non ha alcuna funzione di controllo sui partiti e sul Governo perché i “controllati” riescono a controllare i “controllori”? Purtroppo le risposte sono: No, no e no!
Oggi noi viviamo in due paesi separati: uno è reale ed è quello destinato alla maggior parte dei cittadini comuni quelli che non fanno politica ed hanno doveri ben precisi da rispettare; l’altro è legale ed appartiene a pochi fortunati che a nostre spese vivono in uno stato di diritto e a fronte dei tanti privilegi di cui godono non hanno obblighi verso nessuno.
Forse dimentico un terzo paese che appare, scompare e che chiude tutto il cerchio: è lo stato di tutti i cittadini che prima di ogni campagna elettorale appare per poi scomparire improvvisamente la sera delle elezioni.
Questa è dunque la nostra libertà? Questa è la nostra democrazia? Potrei citare tutte le restrizioni che abilmente i “poteri forti” ci nascondono ma mi prolungherei troppo tant’è che libri interi non basterebbero.
Nel concludere voglio ritornare ad un discorso prettamente personale: a volte penso a come mi sono comportato nel periodo in cui ho fatto politica attiva e non è semplice autostima quando sostengo che i metodi adottati all’epoca furono innovativi in un partito “democratico” come Alleanza Nazionale. Ricordo di aver avuto duri scontri con i “colonnelli” per affermare metodi come la conversazione, la meritocrazia e la libertà.
E pensare che quei metodi noi li applicavamo a livello giovanile e loro li temevano perché si pensava che avremmo aperto un sentiero indicando un percorso democratico anche agli altri; ai “grandi”. Cioè in un partito di destra, che oggi si ritiene liberale, i colonnelli pensavano, e credo pensino tutt’oggi, come i peggiori comunisti. Dopotutto ciò che mi resta è la dignità. Avendone avuto anche la possibilità non siamo mai scesi a compromessi con chicchessia né io, né gli amici che in quel momento frequentavo. Su questo ci tengo molto: sono sempre stato fiero della mia lealtà e continuerò ad esserlo non essendo mai esistito nella natura della mia persona quel doppiogioco i cui più illustri maestri politicanti praticano quotidianamente.
Se a questo ci aggiungiamo che oggi non vado alla ricerca di nuovi ideali credo che si possa mettere il punto su tante storielle paesane che girano.
Sperando di aver chiarito più di qualche dubbio agli “interessati” sulle mie scelte voglio concludere lasciando ai tanti frequentatori del tuo blog l’augurio di trovare il loro equilibrio politico (cosa attualmente molto difficile) e di pensare sempre liberamente.
Consapevole che tanti passaggi di questa lettera non ti troveranno per niente in accordo con me ti porgo un grande in bocca al lupo per il futuro.
Ringraziandoti con la sincerità di sempre, ti saluto con un motto che ho come riferimento di vita: la parola te la possono togliere; la penna pure; ma il tuo pensiero, le tue idee non te le toglierà mai nessuno. Le mie idee si confrontano con quelle degli altri liberamente essendo idee di chi padroni non ha!
Francesco Arpino
Pubblicato da Claudio Landi a 14:34 4 commenti
mercoledì 9 settembre 2009
SILVIO, I LOVE YOU! - ELOGIO DEL CAV.

Forte dei miei ideali sempre più Finiani mi sono recato, quasi come per testare, alla prima festa nazionale della neonata Giovane Italia o l’ultima della defunta Azione Giovani. Per la precisione sono andato ad ascoltare le parole del Leader del nostro partito anzi, come lui ama chiamarlo, del nostro “movimento politico”. Senza esitare e perdermi in preamboli che altro non farebbero che allungare un brodo già di per sé molto prolisso mi limito ad elencare le cose che ha sommariamente accennato il Cav. E che ho ascoltato con molto entusiasmo. L’esordio, c’era da aspettarselo, è avvenuto con una battuta delle sue, e le sue prime parole sono state “ vado via che ho fretta, c’è un paese da salvare!”. E poi, prima di essere intervistato dal Ministro Meloni ha invitato la regia ad abbassare i fari poiché, non essendo andato in vacanza, sembrava lo stessero abbronzando! Ironia a parte, e non vorrei che i cari oppositori si soffermassero solo su questo, Silvio ha prima di tutto esortato a rivedere la storia della nostra Nazione e come la storeografia comunista abbia sovvertito la critica a suo favore plasmando le menti alla maniera Gramsciana (della quale ammiro il metodo). Ha poi ricordato di aver battuto il record di giorni da presidente del consiglio, superando Alcide de Gasperi in classifica e portandosi così al primo posto. L’ampio discorso è partito con una domanda molto generica della Meloni alla quale il Cav. Ha risposto molto volentieri, seppur sinteticamente, e molto minuziosamente.
COSA HA FATTO IL GOVERNO FINO AD ORA?
Non vorrei star qui ad annoiarvi ma voglio elencare in breve i punti chiave dell’intervista perché ci tengo a mettere per iscritto certe cose che dovrebbero essere lette e capite con spirito critico oggettivo e non pregno di pregiudizio e dogmi politicizzati. D’altronde questo è anche quello che si augurava un vecchietto nell’autobus di ritorno dal comizio “Spero che lo mettano per iscritto e che lo leggano, ma che soprattutto lo capiscano!”. Voglio esaudire le richieste del buon vecchietto, seppur in parte…
Si è partiti dunque con l’elenco dei punti chiave del programma della politica internazionale che il Presidente ha molto a cuore e alla quale si dedica molto più di quella Nazionale, senza assecondare quest’ultima, ma ritenendo la prima molto più rilevante (ed ha ragione) dimostrando la sua Leadership internazionale sotto lo stendardo della famigerata politica del “cùcù”(ora replicate che viene deriso da tutti ma non me ne può fregar di meno è carta conosciuta).
Primo punto : Amicizia con Putin e Medvedev che ha fatto si che lui e Sarkozy scongiurassero l’attacco militare Russo ai danni della Georgia nell’agosto 08.
Inaugurazione di una "nuova politica economica" prediligendo l’intervento massiccio del governo a sostegno della banche per impedire il loro fallimento e la perdita del capitale degli azionisti. Cosa imitatagli dai Leader Statunitensi che stavano assistendo inermi al crollo delle banche più potenti.(Qui cadono molti dei miei dubbi , e credo che questo intervento statalista stia a cuore degli anti-liberali comunisti amanti della pianificazione).
Intervento a favore del “cessate il fuoco” in palestina a favore dei “fratelli” Palestinesi,quando i carrarmati israeliani , come quelli russi in georgia erano pronti a colpire e ad iniziare la carneficina, anche da qui solo chiacchiere da parte della sinistra italiana.Passaggio dal G8 al G14 con l’annessione al vertice dei paesi in via di sviluppo come india cina e brasile e il riuscito tentativo di farli partecipare al vertice di Copenhagen.Sempre riguardo la Russia è stato capace, sempre assieme a Sarkozy di impedire il posizionamento di missili americani in polonia e dei conseguenti missili russi puntati verso occidente.
Punto importantissimo e fondamentale: La costruzione dell’asse Italo-Libico con riconoscimento della barbarie colonialista nella campagna libica degli anni 30. Si è passati, infatti, dalla Giornata della Vendetta, che i libici utilizzavano per rievocare l’esilio degli italiani ex oppressori e la confisca dei loro benni, in GIORNATA DELL’AMICIZIA. Grazie a questo governo, infatti, gli eredi degli italiani che furono scacciati dal paese africano potranno ritornare e riprendersi ciò che avevano perduto. Questi rapporti favorevoli con il paese nordafricano non sono certo fini a se stessi ma serviranno a dare lavoro ad operai libici ed imprese italiane per la realizzazione dell’autostrada (Egitto-Tunisia) e della linea ferroviaria Libica ad alta velocità. Tutte gestite da ditte italiane dove l’ Ansaldo Breda fornira' la parte tecnica dei treni ad alta velocità. Inoltre l’ENI ha ricevuto 30 anni di concessione di petrolio in più ai previsti.
Raddoppio del canale di Panama, che egli definisce “opera epocale” affidata all’impresa italiana Impregilo.· Nuovo gasdotto “undersea”tra turchia e puglia che consentirà l’erogazione di gas per una via alternativa a quella Ucraina che non pochi problemi sta creando per l’Europa. RIGUARDO LA POLITICA ITALIANA il Premier ha sottolineato l’impegno del terremoto quando, non dormendo per 44h grazie a 21 caffè, è andato subito in prima linea e dove dal 15 settembre 2009, dopo cinque mesi dalla strage, potranno rientrare nelle nuove case 66.000 sfollati. Ed entro il 31 Dicembre potranno lasciare tutti le tendopoli.Queste nuove case sono munite di giardino con opera d’arte commemorativa con elettrodomestici orgogliosamente italiani e con un frigorifero dove vi sarà una torta uno spumante italiano ed una lettera del Presidente del Consiglio.E tutto questo, checché se ne dica, senza aumentare una sola tassa!
Inoltre, rivolgendosi ai suoi “missionari della verità” ha ribadito la conquista della detassazione dell’ ICI e del rimborso dell’80%dell’ultimo stipendio a chi perde lavoro in periodo di crisi.Ha inoltre annunciato una nuova Finanziaria Triennale che eviterà gli sprechi di quella annuale disorientativa e utile solo ad attirare consensi nelle lobby.Riguardo la giustizia ha sottolineato il voler identificare i PM come avvocati di accusa, con gli stessi diritti di un avvocato di Difesa, e non più privilegiati come prima ad avere uno più stretto rapporto col giudice e con le indagini.La lotta all’immigrazione con il 40% in meno degli immigrati clandestini.Il nuovo piano casa che farà registrare un aumento di 10 miliardi di euro nel settore immobiliario, vittima indiscussa della crisi, permettendo a chi ha esigenze familiari di aumentare la cubatura del proprio monolocale o bilocale del 22% senza l’oppressione di una burocrazia asfissiante.La lotta alle mafie, con poche parole e molti fatti, che ha portato poteri straordinari al procuratore antimafia, un record di arresti dei latitanti più ricercati, il carcere duro ancora più duro, 1 miliardo di euro confiscati alle mafie e 4 miliardi di euro confiscati in immobili.Ha naturalmente fatto un elogio del Federalismo fiscale (materia molto complessa da elencare vi consiglio di leggere l’articolo 119 cost.it ed il decreto per la sua applicazione) che permetterà di lottare pesantemente contro l’evasione a favore di chi dichiare regolarmente e paga le tasse.Inoltre se il lavoro nero riuscirà ad essere dichiarato e regolarizzato (cosa fattibile) l’italia salirà al 3° posto tra i paesi con più PIL al mondo, superando la Gran Bretagna.Si è fatto un elogio della Tremonti Ter che elimina le tasse sugli utili reinvestiti delle imprese e la novità di pagare l’IVA su una fattura solo dopo aver ricevuto il pagamento.Da sottolineare anche la battaglia per il nucleare facendo un confronto con la Francia che produce all’85% energia nucleare ricavando addirittura soldi dalla vendita di questa a paesi vicini e che permette ad essa di ridurre del 50% il costo energetico.Ed infine la modifica all’elettorato attivo e passivo che verrà parificato a 18 anni per la camera e 25 per il senato così da permettere a chi vota di essere votato e quindi rappresentato.
Grazie, ho detto tutto ed anche se, con fare islamico, i signor no della sinistra risponderanno io li asseconderò capendo perfettamente la loro voglia fondamentalista di mettere il sigillo definitivo sul dibattito come i seguaci di maometto fanno con la religione.
Claudio Landi
Pubblicato da Claudio Landi a 23:58 6 commenti
venerdì 4 settembre 2009
L'INDIVIDUO E LO STATO tratto da www.liberilibri.it
si fanno chiamare STATO.
Il perpetuarsi del monopolio statale della violenza, della giurisdizione penale, della moneta, della tassazione e in tanti altri campi è reso possibile dal perpetuarsi della superstizione.
Ci hanno insegnato fin da bambini a guardare allo Stato con gli stessi occhi con cui guardiamo le montagne, i fiumi, il mare: un dato originario della natura, ineluttabile, eterno, e indispensabile alla nostra vita.
E non è tutto.
Negli ultimi decenni, al Molock statale se ne è sovrapposto un altro ad esso sovraordinato e, se possibile, ancor più invasivo e dispotico: quella legione di politici e alti burocrati, a cui un nostro infantile istinto gregario ha affidato il compito di disciplinare minuziosamente la nostra vita. Un mostro che si fa chiamare Unione Europea.
È così che pian piano stiamo perdendo la libertà di scegliere alimenti, abbigliamento, emozioni, piaceri, rischi…, e come scimmie ammaestrate obbediamo ai comandi dei nostri Guardiani platonici, i quali ci prescrivono la loro euro-eu-dietetica, euro-eu-genetica, euro-eu-estetica, euro-eu-etica, euro-eu-erotica… Ci sarà richiesto l'esame di abilitazione per vivere, ci imporranno corsi di specializzazione per alimentarci, per fare l'amore…
Cittadini a rischio zero. Cittadini a libertà zero.
da http://www.liberilibri.it/
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martedì 25 agosto 2009
SUD: UNA BATTAGLIA INNANZITUTTO CULTURALE
Sarebbe cosa banale intendere questo termine come criminalità organizzata o disorganizzata che sia. Io intendo come malavita una specie di mentalità che domina nella maggior parte degli individui e quindi della società intera.
Risulta solamente parziale quindi un intervento militare e di impatto contro queste forze “oscure” poiché non basta misurare la forza dello stato con quella dell’anti-stato o dell’ altro stato.
Sarebbe cosa opportuna intraprendere una battaglia culturale contro questo pensiero dominante che trova campo fertile specialmente nelle menti dei ragazzini che crescono con modelli sbagliati da imitare e divinizzare.
Il ruolo della politica e dello Stato a riguardo risulta essere fallimentare, perché dopo l’impatto militare e le sue conseguenze positive e negative è doveroso seminare nelle scuole, nelle strade, nelle famiglie.
Queste sono le tre istituzioni che servono ad in-formare l’individuo dalla nascita alla morte. Qualora una di queste risulti essere marcia ecco che viene meno tutto il sistema educativo.
E’ da questi tre baluardi che bisogna partire per costruire insieme un futuro che non abbia nel vocabolario termini come camorra o mafia.
E non parlo delle tante manifestazioni “per la legalità” che hanno un significato folkloristico e nulla più di questo anche perché in prima fila vediamo i criminali stessi che si prendono benissimo gioco e addirittura vengono ampliamente sponsorizzati e pubblicizzati da questi eventi.
La lotta alle mafie è una cosa seria e come tale deve investire tutti gli ambiti del sociale senza finalizzare il tutto alla lamentela o alla denuncia pubblica di qualche cavalcatore di tigri politicizzato e partiticizzato.
Il prototipo del giovane di oggi nelle nostre zone, facendo le dovute eccezioni, è purtroppo negativo. Con modelli presi da fiction diseducative e che non spiegano bene dove finiscono e dove iniziano le sfere del bene e del male e che finiscono con l’evidenziare la figura del cattivo come quella più affascinante e predominante.
La giustizia e la difesa sono due armi lecite ed essenziali per questa lotta intestina e lacerante ma se usate da sole sono fini a loro stesse e daranno risultati di breve periodo.
Se invece a queste due accostiamo anche l’educazione intesa come informazione dell’individuo vedremo che le mentalità distorte verranno finalmente raddrizzate e il ragazzo sarà in grado di risolvere il minimo bisticcio ricorrendo alla propria virtù e non facendo ricordo al signorotto di turno che gli assicura protezione in cambio di onorificenze.
Riusciremo a costruire un nuovo sud senza opporre fuoco a fuoco?
I camorristi non brillano certo di luce propria, siamo noi a legittimarli e la nostra debolezza che ci induce a chiamarli in causa.
Se ciascun individuo imparerà a vedere nel malavitoso non una istituzione ma il nemico da affrontare intellettualmente e da non imitare, vedremo che la malavita stessa sarà in pericolo poiché non troverà più quel consenso popolare sulla quale essa attualmente si poggia.
La lotta è soprattutto culturale e non c’è nemmeno bisogno di alzare la voce e di sventolare bandiere.
Ma purtroppo, cambiare la mentalità di un popolo è cosa impossibile, ed è Plutarco ad insegnarcelo. Questo però non deve indurci alla rassegnazione.
La società è marcia perché lo sono prima di tutto gli individui (che la formano).
La politica è marcia perché i rappresentanti del popolo sono legittimati dal popolo stesso a ricoprire quel ruolo. Non bisogna cambiare il sistema politico o il colore di una bandiera per vincere queste battaglie. Bisogna mutare la mentalità di ogni singolo individuo ed indirettamente accadrà per la società che altro non è che una sommatoria di Unici.
Claudio Landi
Pubblicato da Claudio Landi a 20:07 0 commenti
mercoledì 1 luglio 2009
signora Libertà, signorina Anarchia...
Pubblicato da Claudio Landi a 18:58 1 commenti









